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Stone

ph. Samantha Cinquini

Liberamente ispirato a Stone Butch Blues di Leslie Feinberg Scritto da Carmen Pellegrinelli
con Laura Mola
regia di Carmen Pellegrinelli
luci di Simone Moretti
una produzione P&P Theatre Academic Productions
in collaborazione con Alfi LesbichexxBergamo
un ringraziamento a Orlando Festival e Immaginare Orlando

Stone è liberamente ispirato a Stone Butch Blues, romanzo del 1993 dall’attivista lesbica Leslie Feinberg. È la biografia immaginaria di Jess Goldberg, che a cavallo degli anni ‘60 e ‘80 vive affrontando la realtà di non sentirsi appartenente a nessuno dei due generi, ma di incarnare piuttosto una dimensione altra, creativa e non-binaria, in continua negoziazione con il contesto e in contatto con il proprio sé profondo. Stone Butch Blues è un classico della letteratura LGBTQIA+: racconta insieme alla storia di Jess quella dei movimenti per i diritti della comunità trans, gay e lesbiche negli Stati Uniti, ma allo stesso tempo è un testo ancora attualissimo nell’affrontare in modo intersezionale classismo, razzismo, capitalismo, omofobia e transfobia, per fornirci la possibilità di leggere il contemporaneo.

Note di regia

Abbiamo scelto di portare in scena in forma di monologo una storia ispirata a Jess in Stone Butch Blues perché questo romanzo appartiene ai classici della letteratura LGBTQIA+, ma non è mai stato al centro dei dibattiti culturali italiani. In questo senso, lo spettacolo può essere uno strumento utile ad arricchire le prospettive del dibattito sui temi delle differenze di genere e degli orientamenti affettivi nel nostro paese.

Questa storia paradigmatica racconta come la qualità delle relazioni di un’intera generazione di persone queer negli Stati Uniti, abbia vissuto della tossicità del contesto storico violento che ha attraversato e su questa abbia disegnato lo spazio della propria esistenza identitaria e affettiva. È dentro questo spazio che Jess, la protagonista, mobilita le sue risorse e diviene insieme alle sue comunità soggetto nomade, viaggiatore spaziale che costruisce e decostruisce l’identità e gli spazi in cui diviene mentre procede nel viaggio (Braidotti 2014).

Seguendo la forma narrativa classica di una storia, Stone punta a portare il pubblico dentro il viaggio nomadico di Jess accompagnandolo nelle comunità queer pre-Stonewall che attraversa. La scenografia ha un impianto semplice, con uno sgabello e due appendiabiti che di volta in volta diventano persone, case, croci, bare, specchi. Le scene scivolano una dentro l’altra e cercano di disegnare con la narrazione gli ambienti abitati da Jess.

Con Stone, entriamo nei bar lesbici degli anni Sessanta, assistiamo ai pestaggi della polizia, siamo parte del desiderio di butch e femme, incontriamo le comunità delle black butch. L’ essere in scena di Laura mira a sorta di essenzialità di racconto che è sostenuta da un testo diretto e asciutto.
In questo viaggio all’indietro, riscopriamo le radici storiche dei nostri vocabolari queer
contemporanei e partecipiamo a contenuti che inevitabilmente risuonano con il viaggio personale che ciascuno e ciascuna di noi percorre alla ricerca di sé.

 

Bio

Laura Mola è un attore di ricerca che collabora con differenti compagnie teatrali pur mantenendo un’indipendenza creativa per colpa o per merito del suo spirito anarchico. Si forma nelle scuole teatrali bergamasche per poi approfondire la sua formazione con Hervè Diasnas, con Roy Hart, Danio Manfredini, Belletto Civile, Itay Yatuv e Marcello Magni. In particolare, trova una sua chiave poetica nella formazione con Cristiana Morganti e con Julie Stanzak del Tanztheater, della quale segue gli stage residenziali in Italia. La vita artistica di Laura è intrecciata a quella dell’artista visuale e performer Clara Luiselli, con la quale fonda nel 2010 Respirocobalto, uno spazio di ricerca e di produzione che mescola in modo sperimentale arte visuale e teatro. Con Respirocobalto scrive e mette in scena nel 2014, il monologo “Il Libraio” ispirato a “Le Libraire” di Règis De Sà Moreira e nel 2019 “Parla con loro”, un secondo monologo accompagnato da contrabbasso, liberamente tratto da “Nuovi ritratti di santi” di Antonio Sicari. Oltre a mettere in scena le produzioni di Respirocobalto e lavorare nei laboratori della compagnia, collabora come attore e formatore con diverse compagnie teatrali e realtà culturali come Luna e Gnac, Associazione Alilò, Mix Teatro, Progetto Bagliori, Associazione il Salto nel Cerchio e il Museo Adriano Bernareggi

 

Carmen Pellegrinelli è drammaturga e regista, i suoi spettacoli messi in scena in Italia e all’estero, esplorano temi legati alle questioni di genere, LGBTQIA+, all’antifascismo, all’ecologia, alla multiculturalità e ai diritti dell’infanzia. I suoi lavori partecipano a festival internazionali come il “Fringe festival” di Edimburgo, ottenendo riconoscimenti come la selezione alla “Borsa svizzera degli spettacoli” o alla settimana della “Lingua Italiana nel Mondo” in Francia. Vengono inoltre riconosciuti in Italia, con il premio nazionale “Luglio Bambino”, i premi provinciali “Experimenta”. Carmen ha due lauree magistrali, una al Dams di Bologna in teatro e l’altra in psicologia clinica all’Università di Bergamo. Oggi affianca l’attività teatrale con la ricerca accademica. Ha ottenuto un dottorato in Multidisciplinarità in Scienze Sociali all’Università della Lapponia, in Finlandia, dove si è occupata di processi creativi collettivi e sociomaterialità nelle pratiche teatrali. Oggi è assegnista di ricerca presso l’Università di Trieste. La relazione tra Scienze Sociali e Teatro è il cuore delle sue pubblicazioni accademiche a cui lavora spesso insieme a Laura Lucia Parolin, Associate Professor all’Università del Sud della Danimarca. Con Parolin è autrice del libro: “Bergamo Resiste”, edizioni People, Milano (2021). Dal 2022 collabora con Eppen, rivista culturale de ‘l’Eco di Bergamo’. Sta pubblicando per la collana “Arts, Creativities, and Learning Environments in Global Perspectives” dell’editore Brill, “Performing ensemble. Culture, Power and Practice”, una monografia sul teatro collettivo come impresa di gruppo, con il caso della compagnia ATIR di Milano. Carmen è un’attivista lesbica.