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Blind love

uno spettacolo di Alessandro Berti
con Alessandro Berti e Rosanna Sparapano
regia Alessandro Berti
cura Gaia Raffiotta
disegno luci Théo Longuemare
produzione ERT / Teatro Nazionale
in collaborazione con Casavuota
da una proposta di Anna de Manincor / ZimmerFrei

In una stanza da letto una domenica mattina lei, nera, e lui, bianco, si trovano inaspettatamente a squarciare il velo dell’abitudine e a provare a nominare il “non detto” su alcuni temi caldi: desiderio, immagine dei corpi, stereotipi razziali, coscienza politica.
Blind Love è lo spettacolo conclusivo della trilogia Bugie Bianche, un percorso sulla storia e le questioni più attuali del rapporto tra maggioranza bianca e minoranza nera nelle società occidentali.

Blind Love fa parlare una coppia, lui-lei, una coppia che oggi si direbbe mista, cioè lui bianco lei nera. Italiani entrambi, colti, aggiornati, insomma una coppia di città, lei con una cultura francofona, lui anglofona, una domenica mattina, nel loro monolocale, iniziano una discussione a partire da una confessione di lui, anzi una domanda: che desiderio è un desiderio per qualcuno che puoi guidare, comandare? E ancora: perché la donna nera per un bianco è sempre solo la schiava o l’amazzone, cioè il massimo di passività o il massimo di aggressività? Naturalmente lei non si riconosce in questi due ruoli e ambisce ad essere vista per quello che è. Ma non è facile, neanche per una coppia del genere, sfuggire ai fantasmi, propri e di un’intera società.
Ma il testo non si ferma all’indagine delle trappole psicologiche di una relazione ‘interracial’ oggi, qui. I due personaggi, cittadini del futuro, con la loro cultura e la loro capacità di ragionare, si spingono oltre e presto si trovano a discutere di questioni più ampie: che atteggiamento si deve avere riguardo alle lotte identitarie di una società diventata tribale? Che ruolo ha la religione nella formazione della nostra psiche? Il ricordo della sofferenza, personale e collettiva, è un monito necessario o un fardello di cui liberarsi? Come ci cambia tutto il tempo che passiamo davanti a uno schermo? E in particolare: come la pornografia influisce sulle dinamiche del desiderio? E l’immaginario razziale, razzializzato, come interviene nello sguardo sulle persone che amiamo? L’amore è cieco o la cecità verso gli altri ci impedisce di amare davvero?
                                                                        Alessandro Berti

 

Alessandro Berti è nato a Reggio Emilia. Dopo la scuola del Teatro Stabile di Genova fonda con Michela Lucenti L’Impasto Comunità Teatrale, per cui scrive e dirige tutti gli spettacoli, tra cui ricordiamo: SKANKRER (1996), TERRA DI BURRO (1997), TRIONFO ANONIMO (2000), IL QUARTIERE (2002). Nel 2002 vince il premio Gherardi con il suo TEATRO IN VERSI (La Riga, Rivedere le Stelle, Poema delle moltitudini). Dal 2003 dirige a Udine la SCUOLA POPOLARE DI TEATRO e il progetto tematico sul disagio mentale ARTE/SOCIETA'/FOLLIA. Dal 2006 comincia una ricerca sul monologo come canale privilegiato di relazione col pubblico, creando lavori per spazi raccolti e spettatori prossimi all'attore, travasando sulla scena i frutti di una ricerca decennale in ambito spirituale e filosofico. Di questo lavoro danno conto i monologhi CONFINE (2006), PIETRA,PIANTA (2009), L'ABBANDONO (2010), COMBATTIMENTO SPIRITUALE DAVANTI A UNA CUCINA IKEA, (2011, Premio I Teatri Del Sacro), MAESTRO ECKHART (2013), UN CRISTIANO (2014), FERMARSI (2016). LEILA DELLA TEMPESTA, dialogo a due su religioni e laicità che ha debuttato alla fine del 2016.